Draghi, Draghi ... creduto!!! ... ce speravo.
lunedì 15 marzo 2021
sabato 13 marzo 2021
ERAVAMO COMPAGNI DI BANCO
Dalla Scuola Elementare di Santa Prassede al Liceo “Jacopone” di Todi
di Gianluca Prosperi
È il compagno (o la compagna) di banco. Quello (o quella) della ridarella irrefrenabile dell’ultima ora; della battaglia navale sussurrata durante la lezione di applicazioni tecniche; della dritta salvavita prima di consegnare il compito di matematica; confessore di un amore impossibile, sostituto emotivo di una famiglia anaffettiva. Non è soltanto un amico o un’amica: è un fratello o una sorella pro tempore, per un tempo che a volte può dilatarsi al resto dell’esistenza e, anche quando così non è, rimane in noi immutabile, nei lineamenti, nei tic, in quella capacità sbalorditiva di colorare, meglio di chiunque altro in classe, il diario di Linus 1973; nello strafalcione sulle ‘ rondinelle’ che ‘s’alzan nel cielo / e perdònsi laggiù’, liberandoci così, con rivoluzionaria insipienza metrica, da una brutta poesia proprio sul filo della campanella” ("Se scompare il compagno di banco", Il Corriere della Sera, 30 agosto 2020).
Eravamo compagni di banco è il titolo del bel libro (Sugarco, 1987) di Nicola D’Amico che vi intraprende un viaggio attraverso i più prestigiosi licei italiani dove si sono formati allievi divenuti protagonisti della vita nazionale, ma ancor prima certifica più che una vicinanza, quasi una sorta di condominio, nella condivisione della comune esperienza scolastica che s’imprime nelle singole biografie e annulla qualsiasi distanza temporale tra i componenti di una medesima classe, per cui anche rimanendo lontani a lungo, quando ci si rivede è come se fosse passato un solo giorno dall’ultimo incontro, allo stesso modo peraltro del rapporto di fratellanza che perdura nella vita tra commilitoni.

il musicista Giuseppe Vessicchio
È vero che una maggiore mobilità in aula ha reso le disposizioni delle “coppie” nei banchi “meno stabili”, intercambiabili e a composizione mista, con ragazzi e ragazze insieme, rispetto al passato, quando invece una più rigida disciplina divideva le file dei maschi da quelle delle femmine, anche se alcuni insegnanti all’inizio dell’anno ancora compilano in apertura di registro la mappa della classe (soprattutto per chi ne ha più di una) per una più immediata identificazione e memorizzazione degli alunni.
Per esserci stati seduti, quelli della mia generazione ricordano i più austeri banchi in legno verniciati di nero, in un blocco unico con lo schienale, il sedile e i calamai incorporati, quando ancora si usavano i pennini (di forma usuale o più raffinata e le prime penne biro erano interdette dai maestri), in dotazione fino agli anni Sessanta per essere poi soppiantati dai più maneggevoli tavolinetti con il ripiano in formica dai colori chiari, corredati di seggioline mobili. Uno di quegli antichi banchi alla scuola elementare di Santa Prassede, il primo della fila centrale davanti alla cattedra, fu condiviso con il cosiddetto “capoclasse” (con i gradi in rosso sul grembiule nero, differenziati dalla V bianca del vice che fregiava il mio grembiule) a cui era delegato, in assenza temporanea dell’insegnante, il compito di scrivere alla lavagna i nomi dei “buoni” e dei “cattivi” e naturalmente per il ruolo che ricopriva, durante la “ricreazione”, nel gioco di “guardie e ladri” stava dalla parte dei tutori della legge. Distinguendosi per bravura (come il “Pierino” donmilaniano), era invidiato, perché, figlio di un maestro, aveva in casa l’ambita enciclopedia “Il Tesoro”, possedeva inoltre il registratore (marca “Geloso”) e uno dei primi proiettori che solo in pochi tra i compagni erano ammessi a vedere in funzione con la proiezione di filmini a carattere didattico fornite dal padre.
Farà parte poi, pur frequentando classi parallele nel prosieguo degli studi, della ristretta cerchia delle amicizie, consolidate nelle abituali uscite del passeggio cittadino e corroborate dalle conversazioni (e reciproche confidenze) adolescenziali, oltre che dalla iniziazione al fumo delle sigarette scelte per essere più chic piuttosto in base alla attrattività grafica dei pacchetti (da qualcuno pure collezionati) e dal sottoscritto presto dismesse. Con un altro compagno delle elementari, ritrovato nella medesima classe del corso liceale e anch’egli entrato nel circoscritto novero degli amici, ci si riuniva di frequente per fare i compiti (con l’immancabile merenda) nella casa di via Cesia, vicino alla mia abitazione, e nelle pause (spesso più lunghe del tempo di studio) si parlava d’altro (per esempio di gare automobilistiche di cui era appassionato o di politica con gli ardori e gli ideali giovanili negli anni dei Kennedy e di Martin Luther King), si giocava a carte (per il poker dovendo essere almeno in quattro, si approfittava del ripasso prima dei compiti in classe e delle interrogazioni generali), ma principalmente si programmavano strategie di corteggiamento delle ragazze.
Al ginnasio, il compagno di banco era per tutti noi “il dottore”, per la seriosità del suo abbigliamento, sempre in doppiopetto blu o grigio con abbinamento di camicie e cravatte. Nonostante l'aspetto più consono ad un professionista che a uno studente quindicenne, durante la lezione e a riparo dagli sguardi censori dei docenti, disvelava uno spirito giocoso, in particolare nella composizione di versi satirici su compagni e insegnanti, nella parodistica imitazione degli stessi e addirittura (con la complicità del vicino) mimando situazioni da indovinare o riproponendo scene dei teleromanzi.
Gianluca Prosperi
lunedì 4 gennaio 2021
LE "MINACCE" DI TRUMP
La questione non è facilmente liquidabile. Io sto seguendo la faccenda elezioni da novembre. Questo il mio commento a botta calda (avevo letto solo un titolo): fino a ieri non fregava niente a nessuno dell'America, nonostante le denunce di brogli da parte di Donald Trump, ma soprattutto dei suoi seguaci, che sono realmente convinti della "fraud", frutto più che dei soli Dem, del "regno del male e delle tenebre", dicono (lo dice la base, il cui nocciolo duro sono 35mln di votanti evangelici, moralisti e determinati alla massima potenza, come solo dei protestanti possono esserlo ... tra l'altro sono loro a costringerlo ad andare avanti, perché secondo me lui non vede l'ora di tagliare la corda).
Ma per il "regno del male e delle tenebre" prima Trump era il "matto", come erano stati ridicoli per altri versi, la Thatcher, Reagan, Cossiga, insomma tutti quelli dall'altra parte.
Personalizzare sempre e delegittimare, una malattia e un marchio di fabbrica.
Dopo la pubblicazione del WP istantaneamente T. è diventato mafioso.
Dicevo, non avendo ancora letto che due righe: immagino che la telefonata fosse stata fatta dando per scontato che c'era frode. Quindi cosa avrà chiesto Trump? un riconteggio dei voti, sicuro che se fatto a regola d'arte avrebbe vinto alla grande ...
Poi ho letto un po' di cose e la prima idea è stata confermata.
Ecco la registrazione nel passaggio chiave. Trump dice che c'è stata frode, Raffensperger -Georgia Secretary of State, un repubblicano- nega, Trump gli ribatte "sai che l'hanno fatto e non lo stai segnalando, questo è un atto criminale, non puoi lasciare che accada", ci saranno conseguenze penali (Trump, volendo, puo' muovere la giustizia federale) per lui e il suo avvocato ("è un grosso rischio", precisa).
Poi dice, abbiamo vinto con centinaia di migliaia di voti di vantaggio, ma "guarda, tutto quello che voglio fare è questo, voglio solo trovare 11.780 voti ... perché abbiamo vinto lo Stato. Allora dimmi Brad cosa faremo? Abbiamo vinto le elezioni e non è giusto che ci siano tolte in questo modo, e sarà molto costoso in molti modi".
La registrazione l'ha fatta lo stesso Raffensperger, segretamente, il che è reato. La pubblicazione sul WP inoltre non riporta trattarsi di "discussione di accordo riservato" del contenzioso, che è ancora in corso.
Ora Raffensperger deve rispondere a due cause, un reato federale e uno statale, intentate dall'avvocato della Casa Bianca.
mercoledì 2 settembre 2020
La filosofia di Mussolini e Heidegger, recensendo una recensione di M. Veneziani.
Mussolini filosofo e la "cultura di destra"
E' uscito un libro di A. Scianca sulla filosofia di Mussolini, che Marcello Veneziani ha commentato. E' corretto attribuire a Mussolini una vicinanza alla "filosofia della prassi", facendo il paio con Gramsci, anche se sarebbe complicato spiegare cos'è esattamente questa filosofia in termini concreti.
Per Mussolini pre-Grande Guerra voleva dire accumulare forze bastanti a realizzare quella "rivoluzione" in Occidente che avrebbe liberato il proletariato dalle catene del capitalismo, e Gramsci, più giovane, fu un suo allievo, di corrente, innanzitutto, la massimalista, all'interno del Partito socialista.
Corrente di sinistra che estromise Turati & C., cioè i riformisti, dalla testa del Psi nel 1912 (portando il giovanissimo Mussolini alla guida dell'Avanti, il giornale del partito).
E fu una grande sciagura, perché la svolta a sinistra del Psi costrinse Giolitti -che coi socialisti aveva formato una specie di centro/sinistra di fatto- a buttarsi nelle braccia dei cattolici, ancora fuori dalla politica, per decisione papale dopo la presa di Roma, siglando un accordo conosciuto come "Patto Gentiloni".
Poiché la formazione filosofica avviene in gioventù, al momento dello scoppio della guerra Mussolini era un uomo di 31 anni, politicamente e culturalmente ben definito.
La svolta nazionalista (non nel senso di adesione a quel partito) e poi fascista aggiunse poco al suo bagaglio politico e culturale, si trattò solo di una risistemazione di idee guida già presenti in lui fin da giovanissimo e forgiate dalla prassi oltreché dalle mode ideologiche del tempo: Marx, Sorel, Nietzsche, Le Bon, su tutti.
Leggendo la recensione di Veneziani spunta però un nome inaspettato, Heidegger: "Mussolini non è un filosofo, è un autodidatta e un opportunista politico, non è un esegeta di Platone o un interlocutore di Heidegger, non è nemmeno l’AntiKant, come sostiene Scianca".
In che senso "interlocutore" di Heidegger?
Il filosofo tedesco, non solo è più giovane di Mussolini, ma nel periodo della formazione culturale di quest'ultimo -ribadisco, prima della guerra- era un novizio che voleva farsi gesuita.
Quando poi rinunciò, diventando professore universitario, divenne rettore al tempo di Hitler, proprio per la sua vicinanza ideologica al nazismo.
In ogni caso la citazione è ridondante, per non dire sbagliata.
Con il che si capisce come la cosiddetta "cultura di destra" fatichi a farsi una reputazione.
Luciano Priori Friggi
lunedì 27 luglio 2020
Il Modello che ha previsto esattamente l’evoluzione e la fine del “ciclo epidemiologico” della COVID-19 da metà marzo 2020
Covid-19: il “caso” Italia. Il Modello che ha previsto esattamente l’evoluzione e la fine del “ciclo epidemiologico” da metà marzo
Due scuole di analisi e previsione si contendono l’attenzione del pubblico e dei governi, quella statistico/matematica e quella fisico/matematica. Qui viene proposto un nuovo modello (poco più che una BOZZA) che supera i limiti di entrambe
Le grandi crisi, siano esse di natura economica, sociale, o, come nel caso di cui si tratta qui, di origine epidemiologico-sanitaria, finiscono inevitabilmente per incidere in modo duraturo sulla vita delle persone e, più in generale, sulle stesse modalità in cui lo Stato si rapporta ai cittadini. Le stessa gerarchia decisionale degli stati può subire stravolgimenti sostanziali, con una delega a volte di fatto, più spesso esplicita, di ampi poteri decisionali, riguardanti le stesse libertà fondamentali dei cittadini, trasferiti a esperti in nome della scienza e ai governi.
Oggi che il quadro complessivo di queste trasformazioni è più preciso, non credo sia esagerato sostenere che siamo di fronte ad una svolta epocale rispetto a come il pianeta ha strutturato negli ultimi decenni le relazioni tra economia e stato nazionale, e tra questo e le libertà dei cittadini.
È poiché l’irruzione del Sars-Cov-2, con la correlata malattia Covid-19, sono stati una specie di gong per l’innesco del processo suddetto, è essenziale, per giudicare la congruenza delle misure adottate dai governi e la portata delle tendenze innescate, penetrare meglio i “segreti” di questo virus e la “potenza” distruttiva della malattia causata.
Due tendenze
Le organizzazioni internazionali in campo sanitario ―come il WHO (OMS – Organizzazione mondiale della sanità)― a fronte dell’irruzione del Sars-Cov-2, con la correlata malattia Covid-19, sono state chiamate a dare indicazioni operative agli stati, non senza creare frizioni (Donald Trump).
La contrapposizione si è trasferita rapidamente sul piano politico all’interno degli stati, con la formazione di due “partiti”, “Pessimisti” e “Ottimisti”, o anche “Catastrofisti e “Negazionisti” (prendendo come riferimento la terminologia usata dai rispettivi avversari). Una sorta di riedizione della cinquecentesca contrapposizione fiorentina tra “Piagnoni'” e ” Arrabbiati”.
Lo stesso termine “pandemia”, utilizzato dal WHO, è stato salutato positivamente dai “catastrofisti” e contestato dai “negazionisti”. I più estremisti tra questi ultimi sono arrivati a ipotizzare che la Covid-19 sia un’invenzione degli stati per rafforzare e concentrare il potere nei rispettivi esecutivi.
Allarmismo e Scienza
Il dottor Anthony Fauci, esperto di malattie infettive del governo Usa di recente ha rilasciato una meditata valutazione sul Coronavirus (termine corrente utilizzato per il Sars-Cov-2) in cui ha definito la pandemia in corso il suo “peggior incubo” (“In un periodo di quattro mesi, ha devastato il mondo intero”), insistendo sul fatto che la lotta contro la sua diffusione è tutt’altro che conclusa. Ma interessante, ai fini di questo studio, è anche la dichiarazione quasi di impotenza: “Mio Dio (“Oh my goodness”)”, “Dove andrà a finire? Siamo ancora all’inizio di una vera comprensione”.
Quanto all’Italia, poiché in questa trattazione ci si limita in particolare a questo singolo “caso”, il suo ministro della sanità, Roberto Speranza così si è espresso: “Oggi possiamo dire che non c’era alternativa alla durezza delle misure adottate”, misure che, com’è noto, si sono caratterizzate per un lockdown “cinese”. Tutto giustificato sotto l’ombrello della scienza.
Scienza cioè modelli
Attenzione, modelli non vuol dire sempre scienza. Su quali modelli si saranno basate previsioni del tipo “Covid come la Spagnola. Riprese ferocemente a settembre” (delegato italiano dell’Oms, Ranieri Guerra), oppure “se riapriamo tutto potremmo trovarci entro l’8 giugno con 151mila persone in terapia intensiva” (in Italia oggi i ricoverati in TI sono 46)?
Il modello più noto in epidemiologia è il SIR, acronimo di Susceptible (“Suscettibili”), Infected (“Infettati”) and Recovered (“Recuperati”/ “Guariti”). Gli scenari previsionali correnti sono basati su tale modello, compresi quelli del celebre Imperial College di Londra (ICL).

Purtroppo tali modelli, analogamente a quelli di economia, ad un certo punto hanno fatto il “salto di specie”: da modelli di scuola, buoni per esercitazioni del primo anno di biologia, giusto per far capire certe dinamiche, sono diventati realtà con cui misurarsi. I problemi nascono anche perché è difficile che i dati dei Susceptible, degli Infected e dei Recovered siano disponibili in forma accurata e affidabile. Ma se li si mette in discussione arriva la difesa a oltranza ―non molto diversamente che nella contrapposizione di cui si è parlato sopra― con contorno di accuse, anche pesanti. Si pensi a quanto accaduto in Inghilterra a marzo, quando Sunetra Gupta e la sua squadra di Oxford hanno seminato dubbi sul modello imperiale di Roy Anderson e Neil Ferguson, ricevendo per tutta risposta attacchi ―lo ha fatto Ferguson ― con termini come “ridicolo”, “pericoloso”. Era il periodo in cui in Italia si è demonizzata persino la “passeggiata” individuale.
L’Apocalisse non dovrebbe sostituire la scienza, ma Giuseppe Conte, Donald Trump e Boris Johnson a marzo sono stati sommersi da rapporti con proiezioni apocalittiche. Neil Ferguson, nell’ipotesi che “il governo non fa niente”, profetizzò che in UK si sarebbero avuti ―nel “worste case” (“caso peggiore”)― 500mila morti, e negli Usa 2,2mln (nel “best case”, in risposta a una domanda di un giornalista del NYT, la metà secca, 1,1mln).
Un discorso a parte meriterebbero gli indici Ro e Rt. Mancando lo spazio, riporto il giudizio del prof. Enzo Ballatori, uno statistico esperto, espresso al termine di un discorso molto tecnico: “…non vedo quale apporto conoscitivo possa dare Rt. Eppure Rt sta ancor al centro dell’attenzione”.
Accanto al ICL è salito all’attenzione del grande pubblico anche il modello “Matematico-Generativo” (o fisico/matematico) dell’inglese Karl Friston, celebre neuroscienziato con il pallino della matematica. La sua idea centrale è che si debba “guardare sotto il cofano”, riordinando i dati gerarchicamente, alla ricerca della “causa”, e ricorrendo ad una tecnica chiamata inferenza bayesiana.
Ma anche tale modello non ha dato buona prova, dato che ha previsto un numero dei morti in UK oscillanti tra 14-22mila unità, quando a tutt’oggi si è arrivati a 45.700. Friston è un tipo originale. La sua idea più strampalata sembrerebbe quella della “materia oscura” immunologica, ovvero una causa non facilmente rintracciabile, che rende una popolazione più immune di altre per ragioni al momento imperscrutabili (i tedeschi potrebbero avere una maggiore immunità storica, tutta da scoprire). E tuttavia, come altre idee di Friston, anche questa va tenuta nel conto, più per gli stimoli che dà che per i risultasti pratici che genera. Insomma va bene cercare le “cause”, “guardare sotto il cofano” o tirare in ballo la “materia oscura”, ma poi quel conta sono i dati delle previsioni e la loro accuratezza. Solo così si può sperare di aver ottenuto una buona imaging virtuale dei processi reali, cui spetta il giudizio finale.
Il modello
Il modello qui proposto prende in esame il dato più certo, i decessi, mentre per quanto riguarda la sua struttura, assume la stagionalità come elemento caratterizzante.
Riguardo al secondo aspetto, non appena ai primi di gennaio arrivarono dalla Cina i files del virus, si vide subito che aveva il 70% di elementi strutturali in comune con Sars-CoV (2003) e Mers-Cov (2012). Il Sars-CoV, il più affine dei due (hanno in comune anche il recettore ACE2), comparve a novembre, per scomparire a giugno, mostrando una spiccata stagionalità. Era lecito pertanto ipotizzare già da gennaio di quest’anno un andamento simile per il nuovo virus che, non a caso, prese il nome di SARS-CoV-2.
Ulteriori ricerche hanno evidenziato un analogo comportamento stagionale nell’influenza di Hong Kong, il cui virus è il primo della lista dei sette coronavirus conosciuti: partita nel luglio del ’68 in Asia impiegò 18 mesi ad arrivare in Italia, mettendo a letto 13 mln di persone, riempiendo gli ospedali e facendo 5mila morti.
L’ipotesi che il SARS-CoV-2 fosse un virus stagionale era inoltre confermata dai dati cinesi che già ai primi di marzo mostravano un deciso trend discendente nel numero dei decessi.
I grafici
Una volta stabilito il quadro generale di riferimento, è cioè stagionalità del virus e priorità all’analisi dei decessi, si è reso necessario stabilire quanti dati fossero necessari per far sì che il “motore” matematico interno del modello riconoscesse la dinamica dell’epidemia, espressa in durata temporale e numero dei decessi, e producesse una previsione attendibile. Empiricamente si è visto che ciò era possibile con 20-25 giornate dall’inizio della conta dei decessi. Per l’Italia la sequenza effettiva delle prime 5 giornate (dal 24 febbraio) è questa: 4, 0, 0, 5, 4. Come si vede ci sono due giornate con zero decessi che, se reiterati, avrebbero segnalato una mancanza di forza del virus che non avrebbe permesso alcuna analisi significativa. Ma a partire dalla sesta giornata i numeri si fanno più consistenti e il trend prende corpo. Raggiunte le 20-25 giornate il modello è stato in grado di genere l’intera sequenza teorica della “pandemia” con il relativo numero di decessi totali previsti.
Quello che segue è il grafico con i dati reali (barre) dei primi 22 giorni e la proiezione dei decessi (linea continua) lungo tutta la durata prevista dell’epidemia che si sarebbe estesa, secondo il modello, fino alla seconda metà di luglio.

Il secondo grafico mostra l’andamento effettivo, rappresentato dalle barre giornaliere dei decessi fino a luglio, confrontato con quello teorico generato a metà marzo.

Come si può vedere, i dati reali della fase iniziale, con la drammatica impennata dei decessi, tendono a posizionarsi al di sopra della linea di trend, mentre nella discesa al di sotto. Abbastanza accurata la previsione sui decessi: al 14 luglio il totale previsto era di 36.533, a fronte del dato reale di 34.984. Uno scostamento più che accettabile, tenendo conto del fatto che la previsione è di 4 mesi prima.
Naturalmente il modello completo è costituito da un insieme di strumenti di analisi molto potenti, che prevedono il monitoraggio del trend lungo tutta la sua durata.
I dati della parte destra del grafico rappresentano una sorta di “sciame” finale, difficilmente comprimibile, data la tipologia odierna della mobilità delle persone su scala interna e internazionale.
Nota finale
In conclusione, cosa ci dicono questi grafici? Innanzitutto che le politiche “dure” dei governi utilizzate per pilotare il corso e l’intensità della pandemia (termine che uso per comodità, ma su cui non c’è accordo scientifico) potrebbero non essere così decisive, visto che essa sembra seguire una sua logica intrinseca. Qui non possiamo riportarli, ma i dati, i grafici e le previsioni sugli altri paesi, a cominciare da quelli sulla Svezia, confortano questa ipotesi.
Dal punto di vista scientifico questo modello testimonia che è possibile superare gli scostamenti drammatici tra gli “scenari” prodotti dal modello ICL (o altri) e la realtà dei fatti.
Aggiornamento
A un giorno di distanza dall’uscita di questo articolo, è arrivata questa sorprendente dichiarazione per bocca di Margaret Harris, portavoce del WHO (OMS): ” La pandemia non è stagionale, sarà una ‘unica grande ondata’. Siamo ancora nella prima ondata della pandemia, sarà ‘un’unica grande ondata’ e ‘andrà su e giù’ “, aggiungendo che ” la cosa migliore è cercare di tenere la curva piatta “. E ha concluso affermando che ” Le persone ancora pensano alle stagioni, quello che dobbiamo tutti capire è che questo virus è nuovo e si comporta diversamente ”.
Contesto con fermezza questa tesi della Harris, non suffragata da alcun dato, se non a livello impressionistico. Della stagionalità dei Coronavirus si sa quasi tutto, quanto al Sars-Cov-2, sul fatto che sia nuovo non c’è dubbio, ma le sue caratteristiche strutturali sono quelle riportate. Il prof. Guido Silvestri della Emory University di Atlanta (dove è a capo del dipartimento di Patologia), diventato piuttosto noto con le sue “Pillole di Ottimismo” su Facebook, ecco cosa dichiarava lo scorso 2 maggio: “Allora ripeto per l’ennesima volta. Quando si dice ‘a questo virus non piace il caldo’ non ci riferisce alla temperatura a cui il virus stesso viene disattivato dal calore, ma alle temperature che rendono instabili le goccioline di fomiti (saliva, starnuti, tosse etc) che trasportano il virus nell’ambiente. Questo meccanismo è noto ai virologi da decenni, e spiega perché tutte le infezioni virali respiratorie sono altamente stagionali con chiarissima predilezione per l’inverno. Onestamente pensavo che fosse un concetto ovvio, di quelli che ogni studente principiante di microbiologia impara nel primo mese di lezione, ma vedo che è bene spiegarlo di nuovo “.
D’accordo, ma credo si debba spiegare meglio l’azione dei raggi solari ultravioletti. Ebbene esistono studi accurati su tale azione. Vista l’importanza dell’argomento faccio un’eccezione e ne cito uno, “UV-C irradiation is highly effective in inactivating and inhibiting SARS-CoV-2 replication“. Uno degli autori, Giovanni Pareschi così riassume l’interazione raggi/virus: “Purtuttavia lo spettro UV-B + UV-A che ci arriva dal Sole è comunque in grado di neutralizzare il virus: in ambienti aperti d’estate a mezzogiorno, il virus può essere inibito dopo circa 10 minuti di irraggiamento, mentre in inverno questo processo ha la durata di alcune ore“.
A suffragare la stagionalità del Coronavirus c’è anche l’andamento aggressivo nei mesi invernali negli stati in cui le stagioni sono rovesciate rispetto all’Europa e all’America del Nord.
Contestabile anche la tesi della Harris sull’ “un’unica grande ondata“. Più sopra, riguardo alla situazione odierna, ho parlato di “sciame”. Per l’Italia l’affermazione è giustificata dall’andamento del grafico. Attualmente non c’è alcuna possibilità che un’ondata di decessi possa ripartire, insomma che si riformi un trend rialzista della curva, non c’è la “forza” sufficiente per innescarlo. Bisognerà aspettare l’inverno per vedere se tale “forza” si ripresenterà, ma in quel caso si tratterà di una nuova ondata, che il software segnalerà tempestivamente (come nella fig. 1), con le previsioni di durata e numero di decessi totali.
[ L’aggiornamento è del 29/07/2020 ]P.S.: Il software non è in vendita, l’autore del modello tuttavia è disponibile a mostrare a un gruppo di esperti il suo funzionamento, con azzeramento dei dati e immissione ex-novo dei primi 20-25 (dell’Italia o di altri paesi).
Luciano Priori Friggi
Economista, giornalista, autore di libri su Frédéric Bastiat, Machiavelli, Brigantaggio. Docente in corsi Master post-laurea, ex-docente a contratto università
mercoledì 20 maggio 2020
Ritorno alla normalità, il documento con cui il prof. Guido Silvestri delinea le tappe per una rapida uscita dall’emergenza
“Ritorno alla normalità”, il documento con cui il prof. Guido Silvestri delinea le tappe per una rapida uscita dall’emergenza
Oltre trenta personalità del mondo della scienza hanno firmato un documento, elaborato dal prof. Silvestri, che rappresenta un vero e proprio “sasso nello stagno” sulle certezze intorno alla COVID-19
COVID-19 non semina più il terrore di un paio di mesi fa, è ora di tornare alla normalità, dice il professore, ma non senza mettere i puntini sulle i rispetto alle tante anomalie ed errori che hanno caratterizzato, e probabilmente segnato più di quanto al momento appaia, questa prima parte dell’anno, certamente densa di elementi di eccezionalità.
INTRODUZIONE
Questo pezzo finale, di cui ho soppesato a lungo le parole, una per una, penso si rivelerà un “sasso nello stagno”, per il quale temo che non mi verranno risparmiati gli attacchi, presumo anche personali. Sono riflessioni mature che si basano non solo sulla mia analisi “competente” della pandemia (perché nessuno può accusarmi di non capire niente di virus ? ), ma anche sulla mia esperienza personale — di medico, di scienziato, e di padre. E sono giunto alla conclusione, ponderata, che ho l’obbligo morale di condividere queste riflessioni con chi mi segue.
Un’altra doverosa premessa è che questo post rappresenta delle mie opinioni e non dei fatti – opinioni, quindi, sulle quali si può e si deve discutere. Però ci tengo a sottolineare che non sono opinioni “qualunque”, ma vengono da un osservatorio privilegiato: come virologo (che è la disciplina per cui sono noto), ma anche come medico che ha guidato un dipartimento di un grande policlinico universitario durante la tempesta di COVID-19, e come uno studioso attento dei dati epidemiologici e che ha avuto accesso diretto a molti “big” mondiali del settore.
[segue, clicca qui sotto]
https://www.pensalibero.it/ritorno-alla-normalita-il-documento-con-cui-il-prof-guido-silvestri-delinea-le-tappe-per-una-rapida-uscita-dallemergenza/
domenica 3 maggio 2020
Cov-Sars-2: scienziato russo accusa i cinesi, il virus l’hanno creato in laboratorio a Wuhan
Il professor Petr Chumakov, microbiologo di fama mondiale, conferma, senza citarle, le tesi del Nobel L. Montagnier, il virus è stato creato in un laboratorio di Wuhan: «hanno fatto cose completamente pazze».
di Luciano Priori FriggiIl professor Petr Chumakov, celebre microbiologo, ricercatore capo presso l’istituto Engelhardt di biologia molecolare, e collegato con il Centro federale di ricerca russo per la ricerca e lo sviluppo di preparati immunobiologici, ha rilasciato un’intervista al giornale Moskovsky Komsomolets su come il virus Cov-Sars-2 si è evoluto, per passare dall’ambiente animale a quello umano.
Chumakov afferma categorico che in Cina gli scienziati del laboratorio di Wuhan sono stati attivamente coinvolti nello sviluppo di varie varianti di coronavirus da oltre dieci anni. Evidentemente si tratta di un aspetto a tutti noto nel mondo della ricerca scientifica, tanto più che di mezzo sembrerebbe ci siano anche gli americani, quasi certamente come co-finanziatori di queste ricerche.
Solo che i ricercatori cinesi, dice lo scienziato russo, “secondo me, hanno fatto cose assolutamente pazze”. E in che cosa sono consistite queste attività tanto azzardate? “Ad esempio, hanno operato inserti nel genoma, che hanno dato al virus la capacità di infettare le cellule umane”. E aggiunge: “Tutto questo è stato analizzato, il quadro della possibile creazione dell’attuale coronavirus sta lentamente emergendo”. Questi inserti sono “sostituzioni della sequenza naturale del genoma, che gli ha dato proprietà speciali”. Poi deve esserci stato qualche inciampo o trascuratezza, ad es. un topo fuggito dal laboratorio.





