mercoledì 18 marzo 2020

Uk, che cosa prevedono i piani di Johnson sul Coronavirus

Nel Regno Unito la cruda strategia del “laissez faire, laissez passer” del primo momento si sta articolando in proposte che richiamano lo “stile bellico”.

di Luciano Priori Friggi

Pur rifiutando il “fermare tutto”, restrizioni severe si sono concentrate sugli over 70.
Bojo è stato criticato perché, di fronte al propagarsi in Europa del coronavirus, aveva scelto per la Gran Bretagna il non intervento. Con il Covid-19 declassato di fatto a gran seccatura, rimaneva da capire se ci fosse dietro una qualsiasi strategia di contrasto degna di questo nome. Si è detto che questa consistesse innanzitutto nella riaffermazione della proverbiale saldezza di atteggiamento del popolo britannico di fronte alle avversità, caratteristica che, come già successo in guerra, si sarebbe tradotta in calma e impassibilità di fronte alle inevitabili vittime, in questo caso gli anziani, i più deboli («molte famiglie perderanno i loro cari», aveva concluso in modo crudo Johnson).

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https://www.startmag.it/mondo/uk-coronavirus/

martedì 17 marzo 2020

Il CPM –Composite Predictive Model (c). Previsione decessi in Italia.

La previsione sui decessi che presento riguarda l'andamento dell'ondata Covid in Italia. Ne sappiamo tutti poco, ma girano cifre apocalittiche, soprattutto ad opera di studiosi di statistica, epidemiologi, cioè statistici, che stanno condizionando la politica. Vediamo cosa può in realtà accadere.

Le premesse di questo studio sono poche e tutte ricavate dalle esperienze passate: stagionalità, traiettoria in una certa misura ricavabile con un procedimento matematico che prescinde da qualsiasi misura di contenimento, dando per scontato che comunque ci sia nelle persone una naturale e istintiva tendenza a una maggiore attenzione alla distanza inter-individuale... se ci saranno conferme non è dato sapere, ma se accadrà si potrà affermare che la "matematica del virus" non è più un mistero, perché è stata scoperta.

Nel grafico qui sotto ci sono i dati sui decessi in Italia disponibili al momento della previsione che è del 16/03/2020. L'Ondata parte il 24 Febbraio del '20, stando alle comunicazioni ufficiali, con i primi quattro decessi. 

Il grafico riporta lo stato dell’analisi previsionale con i dati fino al 15/03 (barre blu). Il Modello (CPM-Composite Predictive Model) ha individuato il formarsi dell’Ondata in tutta la sua estensione, di cui ha tracciato l’andamento con le varie fasi: rapida ascesa, picco, lenta discesa e annullamento. Una sorta di campana anomala. La previsione è visualizzata dalla linea continua rosso/marrone. 


La previsione dei decessi totali intorno al 14 luglio '20 è di 36.000, mentre il picco dell'Ondata è collocato sul 28 marzo con 941 decessi.

Luciano Priori Friggi

Avvertenza: questo è uno studio previsionale di tipo statistico e non ha alcuna pretesa di rappresentare una qualsivoglia indicazione di tipo operativo. 



sabato 16 marzo 2019

Quando l’euro diventa un problema e a dirlo sono dei tedeschi

Recentemente una ricerca di un prestigioso istituto tedesco ha messo in evidenza le difficoltà di Italia e Francia a convivere con l’euro, mentre la Germania ne avrebbe beneficiato. 

L’approfondimento di Luciano Priori Friggi

Recentemente una ricerca di un prestigioso istituto tedesco ha messo in evidenza le difficoltà di Italia e Francia a convivere con la moneta unica, mentre la Germania ne avrebbe beneficiato. Un argomento da “sovranisti”, che gli avversari liquidano solitamente con un’alzata di spalle, ma che questa volta è diventato un “caso”. Ora che il clamore sulle conclusioni cui è giunto si sono attenuate, proviamo a discuterne con calma.

Uno studio redatto in Germania non può, secondo la vulgata, che distinguersi per precisione e accuratezza. Quello che sto per presentare non è da meno, con in più, tuttavia, una caratteristica inusuale a quelle latitudini, puntare a fare scandalo.

L’AREA CULTURALE DI RIFERIMENTO
Vediamo subito chi sono gli autori: si tratta di Matthias Kullas e Alessandro Gasparotti, entrambi membri del team del “Cep – Centro per le politiche europee di Friburgo”, e lo studio che firmano già anticipa nel titolo un contenuto bollente, “20 anni di euro: vincitori e perdenti”.

Sgombriamo subito il campo da illazioni e dietrologie varie su chi c’è dietro al Cep. A presiedere l’istituto è un economista accademico di orientamento liberale, il prof. Lüder Gerken, che ritroviamo anche alla testa del “Friedrich August von Hayek Stiftung”, una fondazione che si propone, come si legge nel suo sito, di puntare “al consolidamento e alla promozione delle basi di un ordine economico e sociale liberale a livello nazionale e internazionale nello spirito di Friedrich August von Hayek”. Com’è noto Hayek è stato l’avversario di J. M. Keynes —rispolverato e osannato dai nostri “sovranisti”—, in nome della libertà e del mercato, di contro allo “statalismo”, o supposto tale, dell’economista inglese.

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https://www.startmag.it/economia/euro-cep-tedeschi/

sabato 26 maggio 2018

Tira e molla su Savona

Il tira e molla su Savona serve solo a far salire lo spread


Le difficoltà che incontra la candidatura del prof. Paolo Savona a ricoprire l’incarico di ministro dell’Economia rischiano solo di aumentare l’incertezza, e quindi causare l’impennarsi dello spread. Ma quali sono le ragioni di queste difficoltà? Sembrerebbe che più che dall’Europa esse siano di origine italiana.

[segue]

sabato 25 giugno 2016

La sconfitta degli europeisti inglesi al referendum Brexit

E' stato un terremoto
Un mio articolo a commento di quanto successo nel Regno Unito su pensalibero.it dal titolo "Ma è davvero un ritorno allo 'splendido isolamento' ?".

Non è stata una ripicca, ma quello inglese è stato un voto ponderato. È un ritorno alle “radici”, alla propria unicità, allo “splendido isolamento”, ma in un’ottica tutta difensiva. Intanto per l’immediato c’è un sicuro perdente, Cameron, che ha annunciato le proprie dimissioni, e Farage, che parla di “Independence day”...

http://www.pensalibero.it/2016/06/24/davvero-un-ritorno-allo-splendido-isolamento/


domenica 18 ottobre 2015

Craxi, Sigonella e l'indipendenza nazionale

Girano al solito inni al Craxi di Sigonella: lui sì che era un capo, che non abbassava la testa di fronte agli americani, ecc. Le cose sono pero' un po' piu' complicate. In nome dell'indipendenza dagli Usa (ma la guerra persa vorra' pur dire qualcosa, vedi il non riarmo di Giappone e Germania) non si possono sottacere anomalie di altro genere, come il patto segreto italo-palestinese anti-stragi in Italia degli anni '70 (in cambio della libera circolazione di loro armi e uomini, che non mi sembra il massimo come trasparenza e anche come indipendenza di un paese). Ci sono decine di articoli, e interviste con gli stessi leader dei movimenti che firmarono quegli accordi a confermarlo, chiunque puo' trovarli su Google, e quindi non mi ci soffermo oltre.
Craxi probabilmente opero' in nome di quel patto, non dell'indipendenza dell'Italia tout court.
Gli Usa pero', anche per il ruolo che oggettivamente hanno a livello internazionale (in ogni epoca storica c'e' qualcuno che lo svolge, spesso senza averlo desiderato), non potevano certo accettarlo e operarono come sempre avevano fatto in Italia, con il suo consenso. Solo che quella volta evidentemente C. non se la senti' di contravvenire al patto coi palestinesi. Questa e' l'unica spiegazione possibile.
Craxi non era un cretino, come certe semplificazioni irsute lasciano intendere.

mercoledì 14 ottobre 2015

Russia piu' debole o piu' forte?

Escono strani articoli in cui si attacca l'America e si inneggia alla Russia. La prima starebbe agli sgoccioli, la seconda sugli scudi, quanto a influenza in zone chiave. Ma guardando la realta' in faccia, sembra che le cose stiano un po' diversamente.
Lo dico per quel poco di esperienza che ho di questioni internazionali.
Di Irak, Libia, Iran e Siria, alla Russia resta come aggancio sicuro in M.O. solo la citta' di Damasco con il suo assediato leader e la base sulla costa, perche' anche l'Iran, con l'accordo recente con gli Usa sul nucleare, non e' piu' un alleato tanto sicuro. E con l'uscita di scena di Assad, che non puo' essere troppo lontana, visto che il territorio non lo controlla piu', perdera' anche la Siria.
La carta che sta giocando in questo momento, con prove di forza inutili quanto sgargianti, come i missili lanciati dal mar Caspio, sono un segnale di debolezza.
E se si guarda all'economia russa le cose sono ancora piu' chiare: alta inflazione, dipendenza dalle esportazioni, invecchiamento della popolazione, scarsa natalita'.
Le prove muscolari in politica estera a volte sono un segnale di crisi interna, piu' che prova di un maggiore ruolo internazionale.

Luciano Priori Friggi

Twitter : https://twitter.com/priorifriggi