martedì 11 febbraio 2014

Un piccolo eroe, il partigiano Guido Pasolini

Questa e' la versione di Pier Paolo Pasolini sulla morte del fratello Guido, partigiano del Partito d'Azione (laici), per mano delle brigate Garibaldi (comunisti), mi pare piu' che sufficiente

: « Sulle montagne, tra il Friuli e la Jugoslavia, Guido combatté a lungo, valorosamente, per alcuni mesi: egli si era arruolato nella divisione Osoppo, che operava nella zona della Venezia Giulia insieme alla divisione Garibaldi. Furono giorni terribili: mia madre sentiva che Guido non sarebbe tornato più. Cento volte egli avrebbe potuto cadere combattendo contro i fascisti e i tedeschi: perché era un ragazzo di una generosità che non ammetteva nessuna debolezza, nessun compromesso. Invece era destinato a morire in un modo più tragico ancora.
Lei sa che la Venezia Giulia è al confine tra l’Italia e la Jugoslavia: così, in quel periodo, la Jugoslavia tendeva ad annettersi l’intero territorio e non soltanto quello che, in realtà, le spettava. È sorta una lotta di nazionalismi, insomma. Mio fratello, pur iscritto al Partito d’Azione, pur intimamente socialista (è certo che oggi sarebbe stato al mio fianco), non poteva accettare che un territorio italiano, com’è il Friuli, potesse esser mira del nazionalismo jugoslavo. Si oppose, e lottò. Negli ultimi mesi, nei monti della Venezia Giulia la situazione era disperata, perché ognuno era tra due fuochi. Come lei sa, la Resistenza jugoslava, ancor più che quella italiana, era comunista: sicché Guido, venne a trovarsi come nemici gli uomini di Tito, tra i quali c’erano anche degli italiani, naturalmente le cui idee politiche egli in quel momento sostanzialmente condivideva, ma di cui non poteva condividere la politica immediata, nazionalistica.
Egli morì in un modo che non mi regge il cuore di raccontare: avrebbe potuto anche salvarsi, quel giorno: è morto per correre in aiuto del suo comandante e dei suoi compagni. Credo che non ci sia nessun comunista che possa disapprovare l’operato del partigiano Guido Pasolini. Io sono orgoglioso di lui, ed è il ricordo di lui, della sua generosità ... »

Guido Pasolini



Qui c'e' una lettera di Guido al fratello Per Paolo, dove si spiega il motivo della contrapposizione con le brigate Garibaldi.

lunedì 10 febbraio 2014

Il giovane partigiano Guido Pasolini scrive al fratello Pier Paolo

Guido Pasolini, "Ermes", giovanissimo partigiano della formazione Osoppo (lui era del Partito d'Azione, "laici" ) viene assassinato (insieme ad altre decine di commilitoni) dai partigiani delle Brigate Garibaldi (comunisti) capeggiati da Mario Toffanin. In questa lettera a Pier Paolo c'e' la spiegazione del perche' accadde. Lui dice in sostanza: essere italiani, cioe' difendere il proprio paese, non ha nulla a che fare con il fascismo e il comunismo.

«Pier Paolo Carissimo: (...) ti metto senz'altro al corrente della nostra situazione come si presenta alla data di oggi 27 Novembre. (...) Si riorganizza la brigata: in breve tempo raggiungiamo i 600 uomini nella vallata Attimis-Subit. Si entra in contatto con i mandanti delle 2 brigate Garibaldi che fiancheggiano il nostro schieramento: si forma la divisione Garibaldi-Osoppo, si firma un patto di amicizia con gli sloveni che, slealmente hanno cominciato la propaganda slovena nel territorio da noi occupato. (...) In quegli stessi giorni giunge una missione slovena inviata da Tito: si propone l'assorbimento della nostra divisione da parte della Armata slovena: ci fanno capire fra l'altro che qualora facessimo parte dell'esercito sloveno eviteremmo il disarmo. Il comandante di divisione Sasso (un garibaldino) tentenna, il vice comandante Bolla (Osoppo) pone un energico rifiuto. Gli sloveni se ne vanno scontenti. Il comandante Sasso promette solennemente a Bolla (...) che della questione non si sarebbe più parlato. (...) I presidi garibaldini fanno di tutto per demoralizzarci e indurci a togliere le mostrine tricolore (A [Memino] un commissario garibaldino mi punta sulla fronte la pistola perché gli ho gridato in faccia che non ha idea di che cosa significhi essere "Uomini liberi", e che ragionare come un federale fascista [infatti nelle file garibaldine si è "liberi" di dire bene del comunismo], altrimenti sei trattato come "Nemico del proletario" (Nientemeno!) oppure "Idealista che succhia il sangue del popolo" (senti che roba!)) A fronte alta dichiariamo di essere italiani e di combattere per la bandiera italiana, non per lo "straccio" russo. (...) Gli sloveni frattanto approfittano della situazione ed entrano in trattative col comando garibaldino (si riparla dell'antico progetto di assorbimento delle nostre formazioni da parte slovena) Bolla strepita: ma oramai non ha più l'autorità che novecento uomini pronti a tutto gli davano ... Il delegato sloveno fa comprendere a Bolla che la sua presenza non è gradita ai colloqui, Bolla raccoglie i suoi uomini e si allontana dignitosamente. Raggiungiamo la zona Prosenicco-Subit-Porzus e quivi ci riorganizziamo. Passano una ventina di giorni. Frattanto Enea (lasciato a Codromaz come osservatore) ci fa sapere che i garibaldini lo hanno rassicurato (la notizia dell'accordo con gli sloveni viene solennemente smentita) ... Ci raggiunge a Porzus: siamo al 2 novembre. Il giorno dopo giunge al nostro comando il comandante della divisione "Garibaldi" Sasso. Ha un lungo colloquio con Bolla (smentisce di nuovo solennemente la notizia dell'accordo con Tito e promette che mai più ne riparlerà) tenta di riconciliarsi con la brigata Osoppo oramai riorganizzata... Il 7 novembre, anniversario della rivoluzione russa per tutti i reparti garibaldini si festeggia l'avvenuta unione con le truppe slovene. L'accordo era stato firmato prima delle famose solenni smentite!!! Gran parte però dei garibaldini non voleva l'accordo (deciso da pochi uomini) molti piangono di rabbia e non vogliono sostituire la stella rossa alla stella tricolore. Alcuni ottengono di passare nelle file dell'Osoppo e ci raccontano che i commissari garibaldi hanno iniziato una propaganda di intimidazione fra i reparti...
Una delle clausole dell'accordo con gli sloveni è la seguente: I reparti garibaldini si impegnano di effettuare una leale propaganda in favore degli sloveni e di mobilitare la popolazione maschile nelle zone sotto il loro controllo. I mobilitati non possono far parte di formazioni italiane ma devono entrare in reparti sloveni! Quattro giorni fa si presenta al nostro comando il famigerato commissario Vanni: dichiara al nostro comandante Bolla: "Per ordine del maresciallo Tito la prima brigata Osoppo deve sgomberare la zona (territorio di influenza slovena) a meno che non acconsenta ad entrare nelle formazioni slovene" Siamo arrivati dunque al vertice della parabola: come andrà a finire? Udine è a 12-16 km di distanza.
La nostra parola d'ordine per ora è di rispondere ad una sleale propaganda anti-italiana con una propaganda più convincente.(...) dovresti scrivere qualche articolo che fa al caso nostro (...) con qualche poesia magari, in italiano e friulano (...) Negli articoli cerca appena di sfiorare gli argomenti suaccennati: devi essere un italiano che parla agli italiani.
Mi dimenticavo: i commissari garibaldini (la notizia ci giunge da fonte non controllata) hanno intenzione di costruire la repubblica (armata) sovietica del Friuli: pedina di lancio per un la bolscevizzazione dell'Italia!! Ti mando una copia del programma del partito d'azione al quale ho aderito con entusiasmo (...) è bene che tu sappia com'è la situazione anche perché ho bisogno se non altro dei tuoi consigli. Comprendo perfettamente che molto probabilmente tu non hai avrai né tempo né voglia di compilare gli articoli su accennati comunque se hai intenzione di farli: falli al più presto (...) Se non altro almeno scrivi a me qualche riga ... Ti bacio con grandissimo affetto. Guido (...) »

(Guido Pasolini al fratello Pierpaolo, 27 novembre 1944)

Pier Paolo Pasolini poi scrisse:
« I miei compagni comunisti farebbero bene, io credo, ad accettare la responsabilità, a prepararsi a scontare, dato che questo è l’unico modo per cancellare quella macchia rossa di sangue che è ben visibile sul rosso della loro bandiera. »

(Pier Paolo Pasolini, 1948)

Pier Paolo Pasolini descrive la morte del fratello per mano dei partigiani garibaldini.

martedì 2 luglio 2013

L'intervista ad un esplosivo economista: Bruno Amoroso


Ho fatto qualche domanda all'economista keynesiano Bruno Amoroso, allievo di Federico Caffè, prima di una conferenza sull'attuale situazione economica. Riporto qui alcuni passaggi della parte centrale della stessa, rimandando a borsaplus.com per il resto.
...

LPF: E le banche?

Amoroso: «Ho avuto di recente un incontro con del personale del mondo bancario. Ne è uscito che il settore, le grandi banche, si sta riorganizzando nella prospettiva di trasformare la banca in negozio. Dal momento che il risparmio non ci sarà più, come negozi gestiranno clienti privati. Pochi impiegati, pochi clienti, danarosi, le sedi trasformate insomma in attività di gestione delle sostanze di gente facoltosa ».

LPF: Una curiosità professore, io mi ritengo, probabilmente del tutto immeritatamente, uno dei pochi esperti italiani di cicli economici, dovrò occuparmi di altro (come peraltro sto già facendo con questa intervista) perché sparirà anche il ciclo, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi duecento anni?

Amoroso: «Il ciclo che abbiamo conosciuto fino a pochi anni fa, o decenni fa, non ci sarà più. È questo il nuovo scenario: gli impieghi degli anni passati, prima della crisi, sono stati di tipo tecnologico e finanziario, il che ha portato ad un benessere squilibrato, troppi ricchi da una parte, troppi poveri dall’altra. È cambiato tutto. Per quanto riguarda l’Italia è entrata in un vortice discendente di cui non si vede la fine. E sperare nella Germania, in un gesto di cooperazione verso il resto d’Europa, è una chimera. Il sistema sta per implodere».

LPF: Terrific.

... Per continuare la lettura dell'intervista con Amoroso vai al sito di BorsaPlus

Luciano Priori Friggi

Twitter : https://twitter.com/priorifriggi Luciano Priori Friggi

venerdì 28 giugno 2013

L'intervista a Warren Mosler, economista MMT

Ho intervistato Warren Mosler, economista americano, co-fondatore della MMT (Modern Money Theory), una teoria economica di derivazione keynesiana. In Italia ha effettuato un tour che si sviluppato dalla Sicilia al Nord, su invito di Paolo Barnard, l'organizzatore.


LPF: «Mr. Mosler, sono molto onorato di poter scambiare alcune idee di economia con lei. Sono anche io un economista, ma non keynesiano. Sono qui tuttavia in veste di giornalista per il giornale online, “BorsaPlus.com“, che dirigo e per gli amici di Umbria TV. Tutta questa gente che viene ad ascoltare lei e Barnard mi ricorda un po’ ciò che è già successo a Grillo, secondo lei perché accade tutto questo e che effetto le fa?».

Mosler: «Speriamo che io possa spiegare al meglio a queste persone che cos’è la Moderna Teoria Monetaria, e far capire che la disoccupazione è la prova che il deficit è troppo basso».

LPF: «Mr. Mosler puo’ riassumere nel modo più succinto possibile che cosa è la MMT?».

Mosler: «Si, la valuta è un monopolio. Tutta la moneta viene dal governo se non è contraffatta. E se lo Stato non spende abbastanza da coprire le tasse, e il desiderio di risparmiare, conseguenza di ciò è quel che noi chiamiamo disoccupazione, delle persone che cercano un lavoro remunerato ma non lo trovano. La risposta non è difficile: bisogna semplicemente rendere il deficit più grande; e si può fare in due modi, tagliando le tasse o aumentando la spesa pubblica, oppure una combinazione delle due».

LPF: «Veniamo all'Italia, partirei dalla produzione e dal Pil (GDP). Un crollo della produzione nel solo 2012 di quasi il 6,5%, e il Pil che è diminuito del 2,4%.

A marzo 2013 la produzione è a -5,2% sullo stesso mese dell'anno precedente, e il Pil su base trimestrale rispetto al primo trimestre 2012 ha registrato un calo del 2,4%.

Un avvitamento drammatico, peggiore certamente della Germania ma anche della Francia. Lei che spiegazione dà di questa crisi e delle differenze con altri paesi europei, in primis la Germania?».

Mosler: «Il collasso dell’economia è sempre causato dal collasso della spesa. La produzione è crollata perché la spesa è crollata. Quando le imprese non riescono a vendere quello che producono non possono più produrre. Quando un ristorante è pieno non licenziano nessuno».

LPF: «ma, le differenze…».

Mosler: «I paesi che sono stati afflitti di più da questi avvenimenti sono quelli che avevano un alto tasso di risparmio, quelli che avevano una struttura del risparmio più alta, una più alta propensione al risparmio, e sappiamo tutti che l’Italia aveva un tasso di risparmio molto alto. Il deficit del budget era uguale a quello della spesa, il deficit del budget era uguale al risparmio delle persone quando avevamo la lira. La stessa cosa accadeva in Germania, ma lì avevano un risparmio più basso, quindi, quando è stato stabilito questo tetto del 3% di deficit/pil uguale per tutti, ha colpito di più i paesi che avevano un tasso di risparmio maggiore, mentre invece la Germania, avendolo più basso, non è stata colpita allo stesso modo. Questa politica ha colpito l’Italia per essere un paese di grandi risparmiatori e l’austerità sta praticamente costringendo l’Italia a ridurre il deficit, quindi sta intaccando anche i risparmi degli italiani».

LPF: «Ok, quindi questo spiega anche l’andamento anomalo della disoccupazione, secondo lei? Mi spiego, dal 1996 al 2005 il tasso di disoccupazione in Italia è sceso gradualmente e senza interruzione, come una retta inclinata, dal 12% fino al 6%. Noi facemmo meglio della Francia. Il tasso di disoccupazione oggi qui da noi è raddoppiato, raggiungendo il 12%. Siamo seguiti a ruota dall'Europa e dalla Francia all'11%.

Ora, la Germania ha performato esattamente all'incontrario dell’Italia, passando dall'11% di prima di quest’ultima crisi, diciamo a metà del decennio scorso, all'attuale 5,5%.

Dove bisogna cercare la spiegazione di questo andamento quasi speculare della disoccupazione nei due paesi? La causa è nelle differenti propensioni al risparmio o c’è un motivo diverso, magari da ricercarsi anche nell'economia reale?». 

Mosler: «La risposta è sì, tuttavia la questione è un po’ più complicata. Prima della crisi in Italia era il settore privato che stava spingendo in misura maggiore rispetto alla Germania. La Germania sta tuttavia attraversando anch’essa un periodo di recessione, e se noi guardiamo ai consumi dei tedeschi vediamo che stanno scendendo, stanno subendo una crisi». 

LPF: «Ancora sulla MMT, per sintetizzare, lei ha una ricetta keynesiana per far uscire l'Italia dalla crisi, che rapporto vede tra spesa e inflazione?» 

Mosler: «Innanzitutto bisogna ricordare che Keynes agiva in un periodo in cui vigeva ancora lo standard aureo, non gli piaceva, ma la realtà era quella. Oggi abbiamo dei cambi variabili, anziché fissi, quindi non è del tutto esatto chiamarla una politica keynesiana. In un certo senso rimanda molto alla teoria di Keynes, quindi capisco il perché della domanda… potremmo dire che è sempre una teoria di Keynes tradotta da un sistema di tassi di cambio fissi a uno con tassi di cambio variabili». 

LPF: «Tuttavia in rapporto alla Germania il tasso di cambio italiano ora, con l’euro, è equiparabile di fatto ad un tasso fisso …». 

Mosler: «L’Italia e i paesi dell’Eurozona sono passati dall’essere paesi che emettevano la propria valuta a paesi che emettono una valuta che è l’euro, ma che in realtà non la emettono singolarmente. Tuttavia l’euro è una moneta a tasso di cambio variabile. Quindi il primo suggerimento che noi diamo è quello di allentare il tetto di spesa (in rapporto al pil) dal 3% almeno all’8-9%, e ciò richiede una garanzia piena da parte dei governi». 

LPF: «Ancora sull'euro. Andrebbe bene questa ricetta per l'Italia, magari in parte, anche dentro l’euro o bisogna uscire dall'euro?». 

Mosler: «Se ci può essere questo allentamento del rapporto deficit/pil dal 3% all’8%, allora tutte queste politiche potrebbero essere applicate anche all’interno dell’eurozona. Probabilmente la disoccupazione diminuirebbe e il resto dei problemi non apparirebbe così grave». 

LPF: «Molte grazie Mr. Mosler, è stato un piacere averla ascoltata». 

Dunque, Warren Mosler, in buona sostanza, ritiene che la spesa pubblica viene prima delle tasse. Prima spendere e poi tassare. In quest'ottica evidentemente –ne consegue– non ha alcun senso limitare il tetto della spesa pubblica al 3%, perché potrebbe andar bene il 4%, il 7% o il 10%, dipende solo dalle circostanze, non da una regola a monte predeterminata.

Sono le h. 17:10, io sono un po' preoccupato di aver tolto troppo spazio all'incontro con il pubblico. Invece Mosler, a sorpresa, mi chiede di parlare ancora di economia. Gli faccio vedere allora il mio libro sell'economista francese Bastiat, gli ribadisco di non appartenere alla scuola keynesiana, ma di avere piuttosto un gran rispetto per certe intuizioni di economisti come Schumpeter –lui dice di conoscerlo, e ne scaturisce un breve scambio di opinioni sul ruolo delle "innovazioni"–, e di Friedman –ovviamente Mosler sa chi è, e accenniamo alle questioni dell'origine dell'inflazione e del ruolo della politica monetaria. Ma non voglio prendergli altro tempo. Ci scambiamo i biglietti da visita e la promessa reciproca di trovare il modo di riprendere questi temi e di approfondirli, magari in un contesto diverso da un’intervista. 

Ora lo lascio davvero al suo momento di gloria. Ancora un saluto a lui e alla graziosa interprete Francesca, e scende al piano di sotto. Ma pochi minuti dopo risale insieme a Barnard. La prima impressione che ho avuto all’apparire di Mosler, era di trovarmi di fronte ad una persona altruista. Non mi ero sbagliato. Negli accordi iniziali avevo chiesto di intervistare anche lo spigoloso giornalista, già tra i fondatori di Report con la Gabanelli e ora datosi alla politica, ma poi il tempo sembrò non bastare e la cosa era rimasta in sospeso. Gli dico se ha qualche minuto per noi. Accetta al volo e ne nasce una breve intervista. Ma di essa parleremo in un altro articolo.

Alla fine della parte pubblica –un successo, circa 300 persone presenti– scopro che ad ascoltare Mosler e Barnard c'erano parecchi pentastellati locali. Ne incontro uno, dei più in vista; non faccio a tempo neppure a salutarlo che mi dice «corro a comprare una stampante» [per stampare soldi]; sto al gioco e rispondo «le Epson, nonostante tutto, mi sembrano ancora le migliori». Scintille, con il movimento di Grillo, o una sua parte, nient'affatto estemporanee.

Mosler risponde poi a domande sul perché del differente andamento delle economie di Italia e Germania, ecc., e precisa cosa bisognerebbe fare per risolvere i problemi dell'Italia.

Luciano Priori Friggi
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venerdì 21 giugno 2013

Chi è Monti lo dicono i suoi più stretti collaboratori

Ed ecco cosa scrive Dagospia, riportando l’opinione di Mario Mauro  un ciellino di “Scelta Civica”: “più Monti assumeva provvedimenti lacrime e sangue, più esodati la Fornero creava, più saliva la protesta e la sofferenza delle classi più deboli, più a Palazzo Chigi erano soddisfatti perché proprio quella era la dimostrazione lampante di credibilità verso la signora Angela Merkel. Cioè, più legnate riuscivano a dare al Paese più pensavano di essere forti in Europa“.

Mauro  prima ha fatto danni con Monti, e ora invece si dice molto critico con lui ed e’ sul punto di lasciare l’ex- capo per dar vita ad una propria iniziativa politica con Casini e Montezemolo. Insomma e’ bene darsi una ripulita.

E aggiunge Andrea Riccardi, l’uomo di S. Egidio, colui che aveva le “chiavi” del gruppo “Scelta Civica”, altro montiano in crisi: “Mario Monti era anche convinto di dover distribuire legnate come attività professorale/pedagogica per indurre il Paese a regredire pesantemente rispetto al suo benessere (vedi l’uso propagandistico di Equitalia contro gli indicatori di ricchezza come le auto e le barche, scoraggiandone l’uso anche a chi le tasse le pagava, unico effetto della caccia scatenata). Il tutto, aggiunge ancora, mentre il benessere personale del senatore a vita Monti Mario non ne ha mai sofferto, ovviamente“.
Questa gente con l’Imu e i suoi effetti a catena ha distrutto il paese, noi lo abbiamo detto fin dal primo momento. Una soddisfazione? Per niente avremmo preferito si facessero gli interessi dell’Italia.

Articolo uscito su Borsaplus

Luciano Priori Friggi
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martedì 18 giugno 2013

Via!

Si parte... con un blog che parlera' soprattutto di economia.... forse